Progetto Latte & Miele: un dolce futuro per l’apicoltura nigerina?

Il progetto “Latte & Miele: due filiere ad alto valore aggiunto come risposta all’insicurezza alimentare ed economica delle zone urbane e rurali in Niger – AID 011451” punta al rafforzamento di due filiere locali di produzioni agroalimentari.

Molte cose sono state già fatte nella parte del progetto volta a supportare l’apicoltura locale, tramite varie attività come corsi per gli apicoltori, fornitura di strumenti tecnici e promozione dell’attività sul territorio.

La creazione di centri di trasformazione e vendita dei prodotti e la vendita su ampia scala degli stessi permetteranno, nel prossimo futuro, di sostenere l’economia locale e migliorare le condizioni di vita di molti nigerini.

Ci troviamo in Niger, uno stato dell’Africa occidentale dal clima principalmente desertico e senza sbocco sul mare, il cui unico importante corso idrico è costituito dal fiume Niger nella parte sud-occidentale del Paese, senza considerare il piccolo sbocco sul lago Ciad nell’opposta estremità sud-orientale.

Il clima secco, la scarsa presenza di acqua e l’impossibilità di accesso al mare hanno sempre reso difficile la vita delle popolazioni locali, non a caso il Niger risulta tutt’ora una delle nazioni più povere del pianeta e con un tasso di malnutrizione particolarmente elevato [1],[2].

Proprio per questi motivi l’allevamento di animali da reddito e le coltivazioni hanno sempre rappresentato un settore importantissimo per l’economia nigerina. L’agricoltura, praticata in maniera estensiva e tradizionale[3], tuttora è fra le principali attività che contribuiscono al modesto PIL del Paese.

Fra le tante attività agricole, l’apicoltura rurale, ossia l’allevamento di colonie di api al fine di ottenere miele e altri prodotti derivati, è sempre stata praticata in Niger, come dimostrato da alcuni ritrovamenti preistorici. Il Paese, nella sua fascia meridionale, possiede, infatti, diverse specie floreali in grado di fornire agli insetti il nettare necessario a produrre del buon miele, alimento altamente nutriente e appetibile per l’uomo.

Purtroppo però oggigiorno la scarsa organizzazione delle filiere produttive, i molti problemi sociali, i cambiamenti climatici e una popolazione sempre in aumento hanno fatto sì che col tempo produrre alimenti sani, nutrienti e soprattutto locali sia diventato sempre più difficile.

È in questo contesto che a luglio 2018 ha preso vita il progetto Latte & Miele, che agisce nelle regioni di Tillabèri e di Niamey (la capitale).

Finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e avente svariati partner fra i quali anche Veterinari Senza Frontiere Italia, il progetto ha un obiettivo importante: rafforzare le filiere del miele e del latte in modo tale da garantire alla popolazione locale cibo sano e nutriente, nuove opportunità lavorative e una migliore qualità di vita. Il progetto ha voluto focalizzarsi sin dall’inizio sulle filiere zootecniche del latte e del miele, in quanto sono risultate quelle con le maggiori potenzialità di sviluppo e capaci di fornire prodotti alimentari molto richiesti dal mercato locale.

Il primo miele prodotto nell'ambito del progetto (foto: M. Carminati)
La preparazione dei vasetti di vetro di miele per la vendita al dettaglio (foto: M. Carminati)

Per quanto riguarda gli apicoltori, il punto di partenza era una realtà molto tradizionale dove le colonie di api erano ancora allevate all’interno di arnie rudimentali, che non consentivano una reale gestione degli insetti, ma soltanto un loro vago controllo esterno fino al momento della raccolta del miele, in cui l’intera colonia doveva essere bene o male sacrificata per sottrarre i preziosi favi.

Lo stesso miele non era inizialmente un prodotto idoneo alla commercializzazione su vasta scala, in quanto spesso non veniva filtrato a dovere e le procedure di raccolta erano abbastanza grossolane, inducendo i consumatori locali a preferire l’acquisto di interi pezzi di favo grezzo, prodotto genuino ma dalle varie problematiche legate al trasporto e al controllo della qualità del miele contenuto nelle celle. In effetti, su una produzione media di circa 20 Kg di miele per arnia, quasi la metà veniva spesso scartata per la presenza di contaminazioni di vario tipo.

Anche per questi motivi, il miele nigerino era considerato di qualità inferiore dagli stessi abitanti della zona, che preferivano acquistare prodotti importati dal vicino Burkina Faso, Paese in cui la filiera apicola è più avanzata.

La prima fase del progetto ha voluto, dunque, raccogliere dati sugli apicoltori locali coinvolti (membri attivi: 281 di cui 58 donne) tramite questionari e analisi fisico/chimiche del miele, in modo tale da evidenziare le pratiche apicole più diffuse, i punti forti e i punti deboli della filiera e, in generale, le sue potenzialità di miglioramento.

Sono stati, inoltre, organizzati corsi di formazione per gli allevatori locali, al fine di istruirli sulle moderne tecniche di allevamento apicolo e sull’utilizzo di strumenti indispensabili per una produzione più professionale.

Equipaggiamenti come arnie modelli Langstroth e Kenya Top Bar saranno poi consegnate agli apicoltori in modo da sostituire le tradizionali arnie con altre di tipologia più adatta a una regolare ispezione delle colonie, attività indispensabile per controllare frequentemente lo stato di salute e produttivo degli insetti.

Un altro importante aspetto che la fase iniziale del progetto ha dovuto considerare è stato lo studio della vegetazione mellifera locale, in modo tale da individuare le aree più adatte alla produzione di miele e organizzare, di conseguenza, il posizionamento delle arnie.

Con il miglioramento delle condizioni di allevamento delle api e di produzione del miele si è dunque potuti passare alla seconda fase del progetto, rivolta alla creazione di tre centri sparsi sul territorio per la raccolta, trasformazione e vendita del miele fornito dai vari apicoltori partecipanti al progetto. I tre centri sono attualmente in fase di costruzione nei comuni di Makalondi, Tamou e Torodi, insieme ad un quarto centro a Say, che esiste già ma sarà migliorato sotto vari aspetti. Ogni centro, che avrà anche la funzione di centro di lavorazione del latte, adeguatamente separata da quella del miele, sarà provvisto di un pozzo per l’approvvigionamento idrico e di un impianto fotovoltaico.

In questa fase prosegue la consegna di strumenti apicoli agli allevatori come, ad esempio, tute protettive, arnie, affumicatori, smielatori ed altri equipaggiamenti, insieme all’organizzazione di corsi basati sull’autoproduzione di tali attrezzature. Si sta inoltre favorendo la creazione di un campo scuola per l’apicoltura presso l’università di Niamey, che potrà garantire supporto e formazione tecnica a lungo termine a tutto il settore apicolo locale.

Formazione in falegnameria per la costruzione di arnie (foto: equipe NIGLEM)
Formazione in falegnameria per la costruzione di arnie (foto: equipe NIGLEM)
Equipe di progetto: da sinistra, il capo progetto Carlo Semita, la coordinatrice filiera miele Marta Carminati, e il tecnico apicolo Jigo Moumouni

Altra importante novità introdotta con la fase due è il passaggio all’utilizzo di vasetti di vetro per la vendita al dettaglio del miele. Anche in Niger, infatti, l’uso della plastica è diventato un problema e il progetto Latte & Miele non ha voluto trascurare la questione. In passato venivano spesso utilizzate dei piccoli bidoni in plastica per il confezionamento del miele locale ma, da ora in poi, gli apicoltori coinvolti nel progetto, utilizzeranno vasetti di vetro riciclabili e capaci di conservare meglio il miele, una scelta positiva per l’ambiente e per la preservazione della qualità del prodotto finale.

Il progetto non si ferma qui: al termine della fase due, bisognerà dare finalmente vita ai quattro centri per consentire la lavorazione e la vendita su larga scala. Sono già in programma corsi di formazione per la trasformazione dei prodotti raccolti, in modo tale da ottenere non solo del buon miele ma anche cera, idromiele, polline e vari altri sottoprodotti della filiera apicola.

Indispensabile sarà anche la definizione dei meccanismi di gestione dei centri da parte delle varie cooperative presenti sul territorio, in modo tale da garantire una direzione efficiente e paritetica. Proseguiranno, inoltre, i corsi di formazione tecnica per gli apicoltori, stavolta focalizzandosi su pratiche apistiche avanzate e gestione delle malattie che possono colpire le colonie.

Nel corso del progetto sono state e saranno svolte inoltre delle campagne di sensibilizzazione che incentivino il consumo di miele locale su tutto il territorio e particolarmente nei pressi della capitale Niamey, dove la presenza di vari ristoranti e mercati potrebbe garantire un maggior numero di compratori e consumatori interessati all’acquisto di miele es sottoprodotti apicoli.

Anche se il lavoro già svolto è molto, la strada che rimane da percorrere non è tutta in discesa: esistono, infatti, molte problematiche di difficile soluzione che ostacolano spesso il progetto. Presenza di gruppi terroristici nell’area di intervento, disparità sociali, povertà, cambiamenti climatici e desertificazione… sono tutti fattori che remano contro gli obiettivi prefissati.

I recenti sviluppi legati al COVID-19 hanno, inoltre, rallentato alcune delle attività in programma, per via del necessario distanziamento sociale e delle restrizioni che, anche in Niger, sono state impartite dal governo. Oggi la situazione è in miglioramento, ma non si è ancora tornati alla piena normalità.

Ignorare queste problematiche non è possibile e porvi una soluzione definitiva appare complesso, ma cercare di migliorare le condizioni di vita della popolazione e fornire mezzi per ottenere cibo sano, sicuro e autoprodotto sono gli unici modi con cui possiamo sperare di costruire un futuro prospero e sostenibile per i nigerini… e l’apicoltura ha tutte le carte in regola per essere uno dei motori di questo cambiamento.

Al prossimo aggiornamento dunque e… bee positive!

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